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Veduta dal basso verso l'alto dell'interno del monumento di Piazza della Vittoria a Bolzano

I LUOGHI DELLA MEMORIA

In occasione del Giorno della Memoria, il  27.1.2017 l’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano invita a conoscere la storia di alcuni luoghi della città, partecipando a visite guidate presso i seguenti siti:

-Il muro del Lager in via Resia e i monumenti presso la Chiesa di San Pio X
Punto d’incontro: Passaggio della Memoria presso via Resia 80

-Il muro della Lancia e i suoi morti
Punto d’incontro: via Volta, angolo via Pacinotti

-Oltrisarco e il Parco Mignone
Punto d’incontro: piazzetta „I 23 Martiri della Mignone”

Inizio delle visite guidate: ore 14, 15 e 16.
Partecipazione gratuita. Non è richiesta la prenotazione.

 

Manlio Longon e Giannantonio Manci

Manlio Longon (Padova, 20 dicembre 1911 – Bolzano, 31 dicembre 1944), direttore amministrativo della Società Anonima Italiana per il Magnesio e Leghe di Magnesio sita nella zona industriale di Bolzano, era a capo del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) della città, il comitato clandestino che aveva lo scopo di organizzare la lotta di liberazione dal nazismo in Alto Adige. Longon, che nel CLN rappresentava il Partito d’Azione, fu arrestato sul posto di lavoro il 15 dicembre 1944 e, dopo due settimane di detenzione e interrogatori in questo edificio, fu ucciso nella cella n. 2. La lapide fu posta nel 1945 dal IV Comando Militare Territoriale con il beneplacito delle Autorità Alleate. A Manlio Longon a Bolzano sono dedicati la via che da piazza Vittoria si immette in via Diaz e una Scuola Elementare in via Roen. La lapide sottostante dedicata a Giannantonio Manci (Trento, 14 dicembre 1901 – Bolzano, 6 luglio 1944) ricorda invece il capo del CLN del Trentino. Fu catturato il 28 giugno del 1944 in Trentino nel Basso Sarca con un’operazione gestita dalla Gestapo di Bolzano che pose fine alla resistenza trentina. Il conte Manci fu condotto a Trento e a Bolzano in questo edificio; nel corso di un interrogatorio sembra si sia lanciato da una finestra del terzo piano (sede della Polizia e del Servizio di Sicurezza), per non tradire i compagni. La lapide fu collocata dal Comando del IV Corpo d’Armata Alpino nel 1993. Manci e Longon sono decorati di medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Il Lager

Il Lager nazista di transito di Bolzano o Pol. Durchgangslager Bozen/ Campo Concentramento si trovava nell’odierna via Resia (civico 80) al margine del quartiere operaio delle Semirurali; ora questa via è invece una delle arterie di traffico cittadino. Fu in funzione dall’estate 1944 al 3 maggio 1945; nei pochi mesi della sua attività vi furono immatricolati migliaia di civili. Le ragioni degli arresti erano in massima parte politiche; numerosi anche gli ostaggi familiari e i deportati per motivi razziali (ebrei e nomadi). I deportati, uomini, donne e anche bimbi, provenienti dall’intera Zona di Operazioni nelle Prealpi e dalle regioni dell’Italia centro-settentrionale, venivano contrassegnati da un numero progressivo di matricola e da un triangolo di colore diverso a seconda della categoria: rosso per i deportati politici, giallo per gli ebrei, verde per gli ostaggi familiari. Non si conosce il numero esatto dei deportati nel Lager di Bolzano; fonti cartacee e testimoniali indicano la cifra di 11.000 immatricolazioni. Siccome da fonti orali sappiamo che non tutti i deportati che entravano in questo Lager vi venivano immatricolati, è assai probabile che il numero complessivo dei deportati sia maggiore. Comandante del Lager era il tenente SS Karl Friedrich Titho (1911-2001), vicecomandante il maresciallo SS Hans Haage (1905-1998). Del Lager di Bolzano rimane oggi come unico manufatto originario il muro di cinta, cui nel 2003 è stato imposto il vincolo di interesse storico. L’areale in cui sorgeva il Lager, cinto dal muro, è terreno di proprietà

privata sul quale dagli anni Sessanta non sorgono più le baracche in legno e in muratura del Lager ma un complesso di palazzi di edilizia intensiva. Nel 2004 il Comune di Bolzano ha iniziato il restauro dei lati esterni del muro e la valorizzazione del sito. È stata installata una serie di sei pannelli illustrativi della storia del Lager davanti alla prospiciente Scuola Materna in Lingua Italiana “Gulliver”, accessibile e vicina all’ex Lager; la scuola materna sorge sul luogo delle officine di lavoro coatto
annesse al Lager. Nel 2005 l’ANPI ha fatto restaurare un altro lato esterno del muro, il lato settentrionale. Il lavoro di restauro del muro non è terminato, e l’Amministrazione Comunale procederà con i lavori.

Galleria del Virgolo. Il lavoro coatto

Il lavoro era obbligatorio per i deportati del Lager di Bolzano. La Galleria del Virgolo è uno dei molti luoghi di lavoro in cui essi furono sfruttati. Questa galleria è stata scelta come luogo-simbolo perché a centinaia le deportate e i deportati vi lavorarono dall’inverno del 1944 alla primavera del 1945. Nell’autunno del 1944 nella Galleria del Virgolo erano stati trasferiti da Ferrara i macchinari dell’Industria Meccanica Italiana (IMI) che fabbricava cuscinetti a sfera per uso bellico. Qui è simbolicamente ricordato il lavoro coatto, eseguito anche nei numerosi campi dipendenti sparsi sul territorio provinciale da donne e uomini deportati del Lager di Bolzano. Il primo trasporto partì il 5 agosto 1944, l’ultimo il 22 marzo 1945. I Lager di destinazione dei 13 trasporti furono: Mauthausen (5 trasporti), Flossenbürg (3), Dachau (2), Ravensbrück (2), complesso di Auschwitz (1).

Binario di via Pacinotti. I trasporti

Una fondamentale funzione del Lager di Bolzano è stata quella di far giungere nei Lager nazisti d’Oltralpe migliaia di civili italiani. Una rete di Lager di transito era stata costituita a questo scopo, e Bolzano è uno dei Lager per questo installati a Fossoli di Carpi (Modena), a Borgo San Dalmazzo (Cuneo) e a Trieste, che fu anche campo di eliminazione. Dalle testimonianze raccolte apprendiamo che dal binario di via Pacinotti partirono molti dei 13 trasporti per i Lager nazisti d’Oltralpe, carichi di
uomini e donne deportati nel Lager di Bolzano. Il primo trasporto partì il 5 agosto 1944, l’ultimo il 22 marzo 1945. I Lager di destinazione dei 13 trasporti furono: Mauthausen (5 trasporti), Flossenbürg (3), Dachau (2), Ravensbrück (2), complesso di Auschwitz (1).

La memoria del Lager. Chiesa di S. Pio X

Presso la chiesa di S. Pio X, che si affaccia su via Resia e su via Piacenza, sorgono tre monumenti dedicati in più periodi alla memoria del Lager di Bolzano. La presenza di questi monumenti “decontestualizzati” dimostra l’importanza di
legare il ricordo ai luoghi della storia, pena la non comprensione della funzione degli stessi monumenti, lontani dai luoghi e dai fatti che intendono celebrare. Il primo di essi si trova sul fianco della chiesa lungo via Piacenza. È un’edicola dedicata alla Madonna Regina dei Martiri; risale al 1955 ed è stata collocata grazie all’impegno di don Daniele Longhi, già cappellano della Zona Industriale, arrestato nel dicembre 1944 in quanto membro del CLN e deportato nel Lager di Bolzano. È il primo monumento dedicato alla memoria del Lager e ne riporta una dedicazione chiaramente identificabile. Sul prato davanti alla Chiesa, lungo via Resia, sono collocati un cippo iscritto e una statua. Il cippo in porfido venne realizzato nel 1965 su progetto di Guido Pelizzari di Bolzano e scelto dal Comitato per le celebrazioni del ventennale della Resistenza, posto su un largo basamento e collocato nell’aiuola che tuttora si trova davanti al complesso abitato di via Resia 80. Sotto l’iscrizione, che
ancora si legge, era visibile una sommaria pianta del Lager, e un piccolo rombo in cemento riportava le date “1945-1965”. Nel 1985 questo stesso cippo fu rimaneggiato, scalpellandone la pianta del Lager e riempiendo lo spazio così ricavato con la dedica della Città di Bolzano nel 40. anniversario della liberazione. Fu tolto il rombo in cemento e incisa la data “1943-1945” sulla sommità del cippo. Nella stessa occasione venne deciso il trasferimento del cippo davanti alla Chiesa di S. Pio X e
il suo interramento nel prato. La statua vicino è stata ideata come completamento del cippo, e venne qui collocata nel corso del 1985. Essa è composta da una figura maschile e da una figura femminile che urlano al cielo il dolore della loro tragica
condizione tenendosi per mano. È opera dello scultore locale Claudio Trevi.

Targa dedicata a Josef Mayr Nusser

Nel 2010 il Comune ha affisso una targa che riporta una coraggiosa frase di Josef Mayr Nusser, a richiamo della via a lui dedicata sul retro dell’edificio. Josef Mayr Nusser (Bolzano, 27 dicembre 1910 – Erlangen, 24 febbraio 1945)
nel 1934 divenne dirigente dell’Azione Cattolica della parte tedesca della diocesi di Trento, in cui allora era inclusa Bolzano. Entrò clandestinamente a far parte del movimento antifascista e antinazista di lingua tedesca “Andreas Hofer Bund” (Lega Andreas Hofer), fondato nel 1939, nel periodo delle opzioni e costituito dai cosiddetti “Dableiber” cioè dai sudtirolesi di madre lingua tedesca e ladina che avevano deciso di rimanere in Alto Adige, resistendo all'italianizzazione forzata, anziché di emigrare nei territori del Terzo Reich come invece fece la maggioranza. Nel periodo dell’Alpenvorland, i “Dableiber” furono perseguitati dal nazismo. Richiamato alle armi nel 1944 nel corpo delle SS in una caserma di Konitz in Prussia occidentale (oggi Polonia), Josef Mayr Nusser alla fine del periodo di addestramento militare, coerentemente con la propria coscienza, si rifiutò di giurare fedeltà a Hitler. Fu perciò processato, giudicato colpevole di tradimento e condannato alla deportazione nel Lager di Dachau, dove però non giunse: morì di stenti a Erlangen, sul vagone merci che lo stava trasportando nel Lager bavarese. La sua salma fu traslata nel 1958 e riposa ora nella chiesa di S. Giuseppe a Stella di Renon, sopra Bolzano. È attualmente in corso il processo della sua beatificazione.

STRUTTURE ARCHITETTONICHE

Monumento alla Vittoria

Venne eretto nel luogo in cui, nell’estate del 1917, era stata avviata la costruzione di un monumento ai Kaiserjäger (corpo dell’esercito imperiale austriaco), progetto abbandonato alla fine della Prima guerra mondiale. Nel febbraio del 1926 il governo fascista decise di realizzare un monumento in onore di Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi, martiri dell’Irredentismo. Cittadini di lingua italiana dell’Impero asburgico, durante il primo conflitto mondiale avevano deciso di combattere come volontari a fianco dell’Italia. Arrestati dagli austriaci, furono condannati a morte per alto tradimento. Il monumento, su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, fu inaugurato dal re Vittorio Emanuele III nel 1928, due anni dopo la posa della prima pietra. Il monumento, esemplato sugli archi di trionfo romani, poggia su 14 colonne a forma di fasci littori. Il rilievo sul coronamento è opera di Arturo Dazzi e rappresenta la dea Vittoria, che sovrasta l’iscrizione “Hic patriae fines siste signa. Hinc ceteros excoluimus lingua legibus artibus”. All’interno si trova un altare con la statua di Cristo risorto, opera di Libero Andreotti; lateralmente sono posti i busti marmorei di Battisti, Filzi e Chiesa, eseguiti dallo scultore milanese Adolfo Wildt. Sotto al monumento si trova la cripta, affrescata dal pittore veneziano Guido Cadorin. Vi sono raffigurate due immagini femminili: la Custode della Storia e la Custode della Vittoria.

Complesso residenziale in Via Armando Diaz

Nelle immediate vicinanze del Comando d’Armata, in via Diaz (civici 7-31), alla metà degli anni Venti sorse uno dei primi quartieri residenziali della “Città di Druso”: il Rione Battisti. Il complesso residenziale fu progettato – su incarico della “Cooperativa impiegati statali e comunali” – dagli architetti Clemens Holzmeister e Luis Trenker, quest’ultimo noto anche come alpinista e regista cinematografico. La struttura a quattro piani affacciata su via Armando Diaz ricorda l’edilizia sociale viennese tipica degli anni Venti. Il lato interno del lotto residenziale (ben visibile da via Reginaldo Giuliani), caratterizzato da una fila di case a due piani con piccoli giardini, prende a modello le cosiddette città-giardino.