Personaggio del Mese: Matteo Remotti Marnini
30 Marzo 2026
Personaggio del Mese: Matteo Remotti Marnini
I XIV° Giochi paralimpici invernali Milano - Cortina d'Ampezzo sono ormai terminati, ma le Olimpiadi di casa nostra hanno lasciato splendidi ricordi e alcune imprese che si possono considerare storiche. Un’esperienza che sicuramente non dimenticherà mai Matteo Remotti, atleta paralimpico e hockeista della squadra nazionale.
Matteo, avendo partecipato già a Pechino 2022 si può affermare che sei un veterano, ma le emozioni sono sempre le stesse?
No, le emozioni non sono le stesse, questa edizione è stata una cosa pazzesca. Per prima cosa a Pechino c’erano le restrizioni del Covid e quindi non c’era il pubblico, mentre a Milano l’affluenza degli spettatori è stata incredibile. Nonostante abbia partecipato a un’altra edizione e a molti Campionati Mondiali non mi ritengo un veterano, ma un giocatore con esperienza e le emozioni provate in queste Paralimpiadi non le avevo mai provate prima.
Come ti sei avvicinato a questo sport?
Ho iniziato da piccolo a seguire le Paralimpiadi, poi oltre alla pubblicità sul territorio che promuoveva la partecipazione a questa attività sportiva, sono stati determinanti gli incontri con alcune persone. Werner Winkler e Rupert Kanestrin - già atleti nazionali - che hanno fondato la squadra giovanile a Caldaro, Christoph Depaoli compagno di squadra con la mia stessa patologia e Florian Planker, un veterano che si è sempre impegnato per pubblicizzare questo sport. Attualmente gioco nella squadra del South Tyrol Eagle, allenamenti e partite in casa si svolgono nella Würth Arena di Egna. Colgo questa occasione per stimolare tanti ragazzi e ragazze con disabilità a venire a trovarci e provare questo bellissimo sport oltre a invitare, quanti più spettatori possibile, a venire a vedere le nostre partite e tifare per noi.
In generale sei una persona competitiva o sul ghiaccio riesci a esprimere tutta la tua determinazione?
Sul ghiaccio tiro fuori un aspetto di me che si esprime solo in campo, emerge una grinta che nella vita quotidiana non traspare. Rimane però, anche nello sport, la sensibilità che caratterizza il mio carattere in particolare nell’essere solidale e nel preoccuparmi dei miei compagni.
La possibilità di praticare sport paralimpico in che modo ti ha aiutato nella vita quotidiana?
Lo sport mi ha dato e continua a darmi molto, intanto ti spinge a rispettare gli altri, le regole e gli orari. A questi livelli, ti dà poi la possibilità di viaggiare, un’occasione per migliorare le lingue straniere imparate a scuola – ho fatto il linguistico – e a confrontarti con culture e modi di vivere diversi rispetto all’Alto Adige. Ti fa crescere come persona quindi.
In che misura è importante per te far parte di una “squadra”?
Credo che praticare uno sport di squadra sia molto importante per chi ha una disabilità. Al contrario di una disciplina individuale, infatti, ti permette di confrontarti con altri ragazzi con altre disabilità. Ci si aiuta molto e si diventa una famiglia con rapporti di amicizia che proseguono anche fuori dall’ambiente sportivo.
Immagino che ci sia grande soddisfazione in squadra per lo splendido quinto posto conquistato nell'edizione appena conclusa...
Ci siamo allenati moltissimo, volevamo arrivare a conquistare una medaglia anche perché ci siamo qualificati come 2a formazione europea, ma competere con le squadre migliori a livello mondiale non è assolutamente facile. Siamo perciò soddisfatti di aver confermato il 5° posto ottenuto a Pechino e di aver battuto per ben due volte il record di afflusso di spettatori. Per il futuro della squadra abbiamo bisogno di coinvolgere alcuni giovani per avvicinarli a questo meraviglioso sport e preparare un ricambio generazionale.
Immagine: Matteo Remotti Marnini, Courtesy Matteo Remotti Marnini