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Tre vie per tre grandi donne: Anita Pichler, Carla Lazzerini e Anna Ruedl Zagler

Sono una trentina le vie intitolate a donne nel comune di Bolzano su di un totale di oltre quattrocento, meno del 10 per cento. Questo incredibile gap, peraltro in linea con tutto il territorio nazionale, sconta l’occultamento alla vita pubblica della storia di molte donne nei secoli scorsi. Negli ultimi anni, a Bolzano si è cercato di rimediare a questa sorta di oblio a cui sono state sottoposte le vicende di molte personalità femminili. Nei quartieri di recente costruzione o soggetti a riqualificazione edilizia, dunque, sono comparsi i nomi di alcune donne che hanno lasciato una traccia importante nel tessuto culturale della città. Nel quartiere Casanova, oltre alla piazzetta intitolata ad Anna Frank si trova anche un parco che porta il nome di Anita Pichler. Nata a Merano nel 1948 è stata una delle prime scrittrici della sua generazione ad acquisire notorietà fuori dai confini dell’Alto Adige.  Di lingua tedesca ma profondamente legata alla cultura italiana, è stata una delle voci più intense e raffinate della letteratura sudtirolese contemporanea raccontando la sua terra d’origine oltre gli stereotipi.

Spostandoci verso i quartieri più centrali troviamo, tra via Novacella, via Dalmazia e via Roma, un passaggio pedociclabile intitolato a Carla Lazzerini. Classe 1919 è stata insegnante di lettere all’Istituto Magistrale Pascoli. Originaria di Livorno, si trasferì a Bolzano con il marito – anche lui stimato docente al liceo classico Carducci - alla sua attività scolastica ha affiancato un intenso impegno in ambito sociale, tra cui l’insegnamento in carcere, anche partendo dal francese per i carcerati magrebini desiderosi di studiare.

Sempre nella grande area urbana del quartiere Europa - Novacella troviamo una piccola via intitolata però a una grande donna: Anna Ruedl Zagler. Dalla via Sorrento, tra via Druso e viale Europa, costeggiando l’Istituto tecnologico “Max Valier” e la Scuola Media “Ada Negri”, si può percorrere via Anna Ruedl Zagler. Nata nel 1785 a Caldaro, si sposò con un medico di Lana e, nel 1860 su suggerimento del figlio Joseph, che prese i voti come Padre Franz Xaver Zagler molto impegnato in campo sociale, offrì alloggi gratuito alle domestiche anziane, malate e prive di mezzi. La sua grande casa in via dei Vanga, che allora si chiamava vicolo dei Muratori, divenne dunque una “Dientsbotenhaus”, ossia un ospizio per domestiche che troppo anziane, prive di famiglia e certamente di pensione, si trovavano spesso in situazioni di indigenza anche se continuavano a svolgere qualche mansione più leggera nelle case borghesi dell’epoca. Allo scopo venne istituita una Fondazione, che si occupò anche del collocamento di domestiche disoccupate o inabili. Va ricordato l’aiuto che alla “Casa per domestici” fu dato anche da un’altra benefattrice, la signora Wilhelmine Grätzl, vedova del medico dottor Josef von Kofler impegnata nella tutela dei bambini poveri, abbandonati e orfani. Il 17 dicembre 1987 la Fondazione divenne l’Associazione “Haus der geschützten Wohnungen” (Casa degli alloggi protetti), con l’obiettivo di offrire assistenza e protezione a donne che si trovano in situazione di violenza. La “Casa degli alloggi protetti”, ora del KFS (Katholischer Familienverband Südtirols – Associazione sudtirolese famiglie cattoliche), fu a livello nazionale una delle prime strutture per donne vittime di violenza domestica. 

Immagine: Carla Lazzerini-Gommellini, Courtesy Famiglia Lazzerini